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Il report dell'evento Wine Fitness, Il Primitivo in Puglia

di Alessandro Farina

La sera del giovedì 30 marzo, presso il ristorante pizzeria "La Frasca" a Pozzuoli, si è svolto un altro incontro targato Wine Fitness... un programma di eventi che, organizzati dall'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani", sono volti all'approfondimento di zone vitivinicole attraverso l'assaggio guidato di più bottiglie delle principali aziende del territorio.

 

Il focus è stato fatto questa volta sui vini prodotti in Puglia a partire da uve Primitivo; quest'ultimo è un vitigno a bacca rossa di origini incerte, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell’uva, che avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre.

Presente in Puglia da tempo immemore (alcuni ritengono che la sua introduzione risalga al periodo della colonizzazione fenicia), questo vitigno è alla base delle DOC Primitivo di Manduria e Gioia del Colle; si osservano, però, alcune differenze fenotipiche tra i biotipi coltivati nei territori di queste due denominazioni, il che in parte spiega le differenze riscontrabili tra i vini prodotti nelle due zone. In genere a Gioia del Colle troviamo vini più slanciati rispetto a quelli di Manduria, grazie anche alle elevate altitudini, che in alcuni casi arrivano a toccare i 500-600 metri e che garantiscono ampie escursioni termiche (conferendo così all'uve, e quindi anche ai vini, elevata acidità e ricchezza di sostanza aromatiche); mentre a Manduria troviamo, in genere, vini dai colori molto scuri e dagli intensi sentori di frutti di bosco, morbidi e ricchi di alcol.

 

Primo vino in assaggio è stato il Primitivo Puglia IGP 2015 "Moi" di Varvaglione. Fondata nel 1921, quest'azienda, condotta oggi da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione, ha sede a Leporano (in provincia di Taranto) e conta ben 155 ettari vitati, da cui ottiene circa un milione e mezzo di bottiglie l'anno.

Ottenuto da viti coltivate a ridosso del Mar Ionio, questo vino è risultato piuttosto ridotto al naso in prima battuta, aprendosi poi man mano con sentori di amarena e fiori rossi; maggiori consensi ha ricevuto in fase gustativa, concedendo una beva piacevole ed equilibrata.  

 

Il secondo vino degustato è stato il Salento Primitivo IGP 2011 di L'Archetipo. Quest'azienda, passata nel corso degli anni dalla pratica dell'agricoltura biologica a quella della biodinamica, adotta oggi in vigna, seguendo il pensiero di Masanobu Fukuoka, i principi dell'agricoltura sinergica... ossia, di un'agricoltura del tutto sostenibile, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell'ecosistema sono innescate: al bando la chimica e l'aratura! La filosofia è quella di tornare agli archetipi, ossia alla naturale forma di un qualcosa. I 20 ettari vitati di proprietà dell'azienda sono adagiati ad oltre 300 metri sul livello del mare, ai piedi della murgia barese, su terreni originatesi dall'accumulo di terra rossa residuante dai processi di carsificazione e di erosione dei dossi calcarei (conosciuti con il nome di murgia).

Ottenuto da viti con un'età media di circa 15 anni, coltivate a controspalliera libera, questo vino mi ha colpito al naso per i suoi tratti mediterranei, risultando avvolgente con i suoi sentori di more, cespuglio, arbusti, erbe essiccate e ciliegia selvatica; non mi ha deluso poi al gusto, denotando snellezza ed agile beva. Le uve da cui si ottiene vengono raccolte nella prima settimana di settembre; la vinificazione avviene con l'utilizzo di lieviti autoctoni ed il vino viene lasciato poi maturare in grandi botti di legno di rovere per 12 mesi. Non si effettua alcuna chiarifica o filtrazione. Produzione media annua: 37'000 bottiglie.

 

Siamo passati poi all'assaggio del Salento Primitivo IGP 2012 "Taras" delle Tenute Al Bano Carrisi. L'azienda è di proprietà del noto cantante, che non dimentica le sue origini, mantenendo vivi dentro di sé l'amore ed il rispetto per la terra... valori trasmessi dalla sua famiglia contadina, che da generazione abita e lavora quelle assolate campagne pugliesi abbracciate dalla macchia mediterranea, dove si produce vino sin dal '700.

Prodotto in circa 35'000 bottiglie l'anno questo vino, ottenuto da viti coltivate ad alberello e maturato in barrique di rovere francese per quasi un anno, deriva il nome dall'eroe mitologico ritratto sull'antica moneta argentea di Taranto... raffigurato a cavallo di un delfino e con un tridente alla mano sinistra,  secondo la leggenda Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyra, fu tra i primi a colonizzare la Magna Grecia. Dopo un inizio entusiasmante al naso, dove ha esordito con sentori di prugna e ciliegia, note di tabacco dolce e terra umida, il vino ha poi virato man mano su toni meno eleganti di frutta dolce; di discreta struttura e freschezza al gusto. Il giudizio di questo vino è stato forse un po' penalizzato dall'assaggio del vino successivo.

 

E' stata, infatti, poi la volta del monumentale Gioia del Colle DOC 2008 "17" di Polvanera. Quest'azienda deriva il nome dal fatto che, adiacente alla cantina, si trova una masseria risalente al 1820, la cui struttura era utilizzata in passato per la produzione di carbone: da qui, il soprannome "Polvagnor" (che, in dialetto pugliese, sta per "Polverenera"), dato dai compaesani alla famiglia che la portava avanti e che ha poi ispirato Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell'azienda. Con ben 100 ettari vitati ed una produzione annua di circa 280'000 bottiglie, l'azienda è certificata per la pratica di agricoltura biologica e dispone di una suggestiva cantina che, scavata per 8 metri nella roccia calcarea, consente ai vini di affinare ad una temperatura costante.

Frutto di viti con un'età media di circa 70 anni e coltivate ad alberello fino a 450 metri sul livello del mare, le uve da cui questo vino si ottiene sono raccolte nella prima/seconda settimana di settembre. La produzione media annua è di circa 16'000 bottiglie; il periodo di macerazione dura 4 settimane ed il vino matura per 24 mesi in solo acciaio. Si esprime con grande eleganza e complessità al naso: sentori di frutti di bosco, arbusti, grafite ed olive nere svettano su un sottofondo balsamico; di grande struttura e persistenza appare al gusto, saporito, ricco di sostanza, di estratti... quasi masticabile! Ma, nel contempo, è di una bevibilità estrema! Un vero capolavoro!

 

Infine, abbiamo degustato il Primitivo di Manduria DOC 2013 "ES" di Gianfranco Fino. Nata nel 2004, l'azienda di Gianfranco Fino è passata da poco più di un ettaro a oltre 15 ettari di vigneto, in cui tutte le viti sono coltivate ad alberello secondo i principi dell'agricoltura biologica. Anche se giovane, quest'azienda ha già ottenuto riconoscimenti importanti, acquisendo in pochi anni visibilità a livello internazionale.

Questo vino nasce da uve raccolte dopo un lieve appassimento (fine agosto); le viti da cui queste si ottengono hanno un'età media di circa 60 anni e sono coltivate a circa 100 metri sul livello del mare. Dopo una macerazione che va da due a tre settimane, il vino (prodotto in circa 15'000 bottiglie l'anno) matura poi per 9 mesi in barrique (per il 50% nuove e per il 50% di secondo passaggio). il vino appare ritroso al naso, piuttosto contratto; al gusto è piacevole, di grande struttura e persistenza... ha la stoffa del campione! Un infanticidio!

Grazie e alla prossima!

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